Ieri sera sono stata al concerto di PIPPO POLLINA a Rovigo. 
Pippo è un cantautore, Pippo è un poeta, Pippo ha la capacità di trascinarti nel porto di Amsterdam e dopo due minuti ti ritrovi davanti alla Moneda. Pippo emoziona come pochi sanno fare.
Pippo di rifà alla canzone d'autore italiana, francese, belga, spagnola e sud-americana. Riprende testi di autori come Jacques Brel o Vitor Jara e li fa suoi. Racconta storie di emarginati, di dittature, di viandanti, canta il desiderio di libertà, canta la voglia di riscatto. Nelle sue canzoni si incontrano inoltre riferimenti a Léo Ferré e James Joyce.
Musica impegnata si, ma con misura.
Il lavoro che sta presentando in questo periodo (Racconti e Canzoni) è un mix di musica e reading. Pippo, voce, piano e chitarra, è affiancato da Enzo Sutera - egregio chitarrista - e dall'attrice e cantante Serena Bandoli, che oltre ad accompagnare Pippo in alcune canzoni, legge testi di Neruda, Bertold Brecht e Gesualdo Bufalino, rievoca Pippo Fava (il fondatore de "Il giornale di Sicilia" e de "I siciliani", ucciso dalla mafia - in quanto personaggio scomodo - nel 1984) e riprende le ultime parole di Salvador Allende in quel lontano 11 settembre 1973.
Pippo mi ha regalato momenti emozionanti, commoventi, intensi. Dai suoi concerti si esce sempre arricchiti, nell'animo e nel cuore. Grazie, Pippo!
