Si parte per conoscere il mondo...
si torna per conoscere sè stessi...
Nicolò Fabi - Oriente
il viaggio è iniziato.
sento già i profumi d'oriente che inebriano i miei sensi, vedo già i colori delle spezie, sono già immersa nel misticismo, sento il tintinnio delle cavigliere del kathakali... mi sto addentrando, sto scoprendo, sto assaggiando...
ogni viaggio comincia nel momento stesso in cui un'idea si fa strada nella mente e il cuore l'accoglie e la fa sua...
“Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. E’ il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile.”
(R. Kapuscinski – In Viaggio con Erodoto).
1984 - George Orwell
Ommioddio, ma non vi ricorda qualcosa di familiare??? non vi frulla qualcosa nel cervello? non vi viene un dubbio?
Non vedo l'ora arrivino le sei per uscire di qui, e non sentire parlare di virus almeno per due giorni!
al massimo qs weekend avrò un incontro ravvicinato con gli acari, che al confronto mi sembreranno dei tranquilli e innocui animaletti domestici!
per il resto ho l'impressione che questa attività lavorativa intensa a cui sono stata sottoposta nelle ultime settimane mi abbia completamente prosciugato il cervello! zero stimoli, zero imput, mi sento un'automa che vive esclusivamente per il lavoro... ma che schifo!!! e pensare che c'è chi sceglie di vivere per il lavoro e che della carriera fa la sua raison d'etre... la cosa ovviamente non mi riguarda quindi devo trovare al più presto un'uscita a questo stato semi-vegetativo in cui sono caduta ...
La sera insegna ad attendere il giorno
che arriva come sempre a chiudere i passaggi della notte ...
devo ricominciare ad ascoltare Battiato!
Intorno agli anni trenta in Australia gli aborigeni sopravissuti alla colonizzazione europea vennero raggruppati ai confini delle città e all’interno di riserve o missioni. Il Dipartimento per gli Affari Aborigeni inoltre presentò una proposta di legge che prevedeva l’assorbimento dei "mezzo sangue", anche se solo vi era il sospetto che il padre non fosse aborigeno, all’interno della comunità bianca. Tra il 1910 e il 1970 migliaia di bambini aborigeni furono sottratti alle loro famiglie d’origine dalla polizia o dagli assistenti sociali, per essere inseriti in istituti di accoglienza o a all’interno di famiglie adottive bianche.
Lo scopo di questa precisa politica di assimilazione del Governo statale era che gli aborigeni perdessero le loro radici e si abituassero gradualmente, facendolo proprio, allo stile di vita europeo, affinché la razza aborigena scomparisse nell’arco di due generazioni.
Molti di questi bambini, conosciuti come le "generazioni rubate" (stolen generations), non avevano neppure 5 anni; la maggior parte non ha mai saputo nulla delle sue vere origini, pochi le hanno scoperte solo molto tardi, quando ormai ogni parente o altro legame con il passato non era più rintracciabile.
L’impatto della separazione ha avuto profonde conseguenze, oltre che sui bambini – che crescendo soffrivano spesso di insicurezza, depressione, sfiducia, con conseguente abuso di alcool e droghe – anche sulla comunità aborigena generando sentimenti di rabbia, impotenza e profonda diffidenza nei confronti del Governo, della polizia e dei funzionari statali.
Il romanzo La mia Australia di Sally Morgan dà per la prima volta in Australia testimonianza alla voce aborigena, raccontando le vicende della sua famiglia e quella del suo popolo.
Sally, giovane donna moderna e realizzata, scopre per caso d’essere aborigena e non indiana come le è sempre stato fatto credere. Pian piano incomincia ad indagare e, nonostante le reticenze della madre e della nonna, restie a raccontare un passato che rappresenta una ferita profonda e dolorosa, riesce a ricostruire la saga della sua famiglia per tre generazioni. Attraverso la ricerca delle proprie radici e della sua identità negata Sally Morgan ci restituisce la versione "nera" della storia australiana, una storia fatta di soprusi, violenze, diritti negati e profonde ingiustizie verso il popolo aborigeno; un popolo dall’altissimo patrimonio spirituale, che ha un intimo, quasi soprannaturale rapporto con la natura, uomini e donne in grado di seguire le misteriose "Vie dei Canti" che hanno così affascinato Bruce Chatwin.
Libro rivoluzionario, tradotto in tutto il mondo, La mia Australia è considerato un classico della letteratura degli antipodi. Autobiografia collettiva, romanzo ricco di misteri e di segreti, documento storico e sociale.
"Ed è molto quello che i bianchi non capiscono. Vogliono che ci assimiliamo ai bianchi, ma noi non lo vogliamo. Quegli aborigeni nel deserto non vogliono mica vivere come i bianchi, e possedere questo e quello. Vogliono semplicemente vivere la loro vita in libertà, non hanno bisogno della legge dell'uomo bianco. Hanno la loro."
Morpheus: Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L' avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.
Neo: Quale verità?
Morpheus: Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene. Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha muri, che non ha odore. Una prigione, per la tua mente.
e noi continueremo a essere schiavi e circondarci di illusioni...
... La profezia era la scusa. La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita, di guardare il mondo con occhi nuovi, di rileggere i classici, di riscoprire che il sole sorge, che in cielo c’è la luna e che il tempo non è solo quello scandito dagli orologi. Questa era la mia occasione e non potevo lasciarmela scappare… (cap. 1 Benedetta maledizione)
… Era una gioia lasciare scorrere il tempo, senza angoscia. Prendevo appunti, chiacchieravo, facevo vagare i miei pensieri. Lentamente mi accorgevo di ritrovare il gusto del viaggiare, il piacere di lasciarsi andare ai posti, alla gente... Viaggiavo lentamente e ne godevo. Avevo di nuovo il tempo di guardare, di sentire i posti...
Adoravo viaggiare così. Viaggiare è un'arte. Bisogna praticarla con comodo, con passione, con amore. Mi resi conto che a forza di viaggiare in aereo quell'arte l'avevo disimparata da tempo. E pensare che è l'unica a cui tengo! …
Se, prima di morire, mi capiterà di avere il tempo di fare una riflessione, mi piacerebbe alla fine poter dire: "Ho viaggiato".
da Un indovino mi disse - T. Terzani