Quando N. e G. decisero di provare l’avventura Australia io avevo 6 anni. Ma di questo io non ho nessun ricordo.
Quello che invece ricordo bene è quando un paio d’anni più tardi sono ritornati con valigie piene di diapositive. E così venni a sapere che esisteva una terra dall’altro lato del globo, un continente giovane, bruciato dal sole, con tanta terra rossa che copriva macchine, indumenti e penetrava la pelle. Una terra dove c’è un posto in cui si vive in case scavate sotto terra e dove si possono vedere alle pareti le venature di opale. Una terra dove vivono gli aborigeni.
Quel continente, la sua storia e il mondo degli aborigeni è diventato il mio chiodo fisso.
Penso che una delle prime ricerche libere delle medie abbia avuto come argomento proprio gli aborigeni tanto che mi sono fatta inviare da N. delle schede didattiche usate nelle scuole australiane. Ho letto le schede, riassunto in italiano, ritagliato e incollato tutti i disegni e figure nei miei fogli A4 e ne è venuto fuori proprio un bell’approfondimento. Da quella volta ho colto ogni occasione per parlare di un argomento tanto distante da noi e tanto sconosciuto.
Per me l’Australia è legata indissolubilmente agli aborigeni e alla loro cultura, la più antica del mondo, fatta di canti e sogni, di utilizzo della parte del cervello che noi quasi non sappiamo più che esiste e magia. Una patrimonio orale prezioso che andrà inesorabilmente perduto.
A volte non c’è un perché un determinato argomento appassioni di più di un altro, è semplicemente così. Sia chiaro, non sono un’esperta, solo mi interessa e mi piace leggere libri o veder film che hanno come tema l’Australia.
E soprattutto mi indigna e fa incazzare che i bianchi, gli uomini civilizzati, non abbiano imparato nulla dalla Storia e nel 1900 si siano comportati nello stesso identico modo dei primi colonialisti in America. Stiamo parlando di una legge statale che ha permesso per anni il rapimento legale di bambini affinché una razza sparisse nel giro di qualche decennio. E questo è avvenuto fino a 30 anni fa (non 300 anni fa).
Quando qualche anno fa un’amica è andata in viaggio di nozze in OZ al ritorno le chiesi che ne pensava e lei mi ha risposto che gli aborigeni sono sporchi e ubriaconi e che a lei non importava di conoscere le loro storie. Per me fu un colpo.
Poi pensandoci arrivai alla conclusione che è un po’ come se io, andando in America, dovessi conoscere la storia e la cultura degli indiani d’America.
il che può anche non essere, non necessariamente.
Sono riuscita a vederlo. Finalmente!
È un bel film, che scorre veloce e non risulta pesante nonostante le 3 ore di visione.
Considerarlo però un filmone alla stregua di Titanic mi sembra esagerato.
La trama segue il tipico clichè della donna viziata e snob che sbarca in Australia per andarsi e riprendere il marito e alla fine non solo si innamora di un mandriano (il marito intanto muore) ma addirittura riesce a portare una mandria fino a Darwin passando per il deserto del Never Never e decide di mettere radici in una terra all’inizio così ostile. Insomma fin qui niente di esaltante.
Quello che invece mi è piaciuto è che tutto il film è permeato di cultura aborigena attraverso i loro canti, le credenze e i riti sacri ma soprattutto mi ha colpito l’enfasi che il regista ha messo sul problema della “stolen generation” di cui avevo già parlato qui e qui.
Il ragazzino aborigeno dagli occhi profondi quanto il mare e un sorriso disarmante, scappa ogni qualvolta vede arrivare lo sceriffo perché sa che verrebbe portato via. Per un po’ riesce a scampare il pericolo ma con l’avvento della guerra viene rinchiuso in una missione su un’isola da cui i ragazzini non possono scappare se non a nuoto e dove in teoria avrebbero dovuto far proprie mentalità e usanze europee, dimenticando le loro origini e la loro cultura millenaria.
Il film è ambientato nel 1944, quando Darwin venne bombardata dai giapponesi, ma questo lato oscuro della storia australiana si è concluso solo nel 2008, quando finalmente il governo australiano ha porto le scusi ufficiali alla comunità aborigena. Insomma, meglio tardi che mai.
Solo per questo lo consiglio.
ho scoperto questo blog:
http://vicinoelontano.blogspot.com
è bellissimo, meraviglioso, le immagini sono spettacolari. invito tutti a darci un'occhio.
per me che in Asia ci sono stata rievoca ricordi di viaggio, ma anche voglia di ritornarci, di riassaporare certe atmosfere.
è un viaggio stando fermi davanti al pc.
ma soprattutto è poesia. è l'unico termine che mi sembra appropriato.
Oggi apre le porte il FESTIVALETTERATURA DI MANTOVA, giunto ormai alla 12ma edizione.
La prima volta che ne ho sentito parlare è stato nel 2000 e non ho perso l’occasione per andare a conoscere Marcela Serrano (il suo libro Noi che ci vogliamo così bene è autografato!!!).
Dall’anno successivo per 4 edizioni vi ho partecipato dal di dentro, come volontaria.
Era un onore indossare la maglietta blu.
Non era una passeggiata, affatto, bisognava correre e scarpinare su e giù per Mantova da un evento all’altro, essere puntuali e sorridenti, assicurarsi che tutto fosse pronto per accogliere l’autore, se andava bene si poteva scegliere di partecipare all’evento dello scrittore preferito (oltre che, nei buchi liberi, poter andare a vedere gli eventi che più interessavano).
Così ho visto più volte Beppe Severgnini, mi sono sbellicata dalla risa ascoltando Paco Ignatio Taibo II (i suoi libri purtroppo però non sono all’altezza del personaggio), ho stretto la mano a Lorenzo Licalzi, Zadie Smith, David Lodge, Tiziano Terzani, Nick Horby e Francesco Guccini, Michela Serra e Carlo Lucarelli, e moltissimi altri autori e storici, italiani e stranieri.
Era diventato un appuntamento fisso, anche per vedermi con Ro, volontaria anche lei, conosciuta il primo giorno a Mantova e diventata poi amica.
Con gli anni la fama del Festival si è allargata a macchia d’olio ed è diventato un appuntamento MUST, ma sembrava che la gente fosse più interessata a collezionare eventi dando quindi più importanza alla quantità che alla qualità. Vi era l’assalto alle biglietterie e ai punti informazione.
Questo, per carità, è giusto e va bene, nulla in contrario al fatto che il FESTIVAL sia diventato famoso e che oggi richiami decine di migliaia di lettori, però per me volontaria aveva un po’ perso l’atmosfera famigliare, rilassata e divertente dei primi anni, oltre che tra i volontari anche con gli spettatori. L’aumentare della notorietà è stato proporzionale ad una sempre maggiore organizzazione ed efficienza con una conseguente perdita di quel certo che che mi faceva amare il Festival. Non mi sentivo più coinvolta, non lo sentivo più MIO, ecco.
Così ho deciso di abbandonare.
Nel 2006 io e Ro ci siamo trovate a Mantova come spettatrici, per nulla pentite della scelta fatta. L’importante era vedersi, Mantova e il festival fungevano solo da scenario.
L’anno scorso ho letto del festival solo di striscio, avevo altro a cui pensare, ero assorbita completamente da Sofia.
Oggi ho letto il programma di quest’anno e … ho scoperto che mi manca.
Moltissimi sono gli eventi a cui mi piacerebbe partecipare, per primo l’incontro con Pino Cacucci. Molti sono gli scrittori africani e medio-orientali interessanti e curiosi.
Purtroppo se è bel tempo andrò ad usufruire del buono-weekend che mi hanno rilasciato a giugno, ma se il tempo è incerto sicuramente ci vedrete a Mantova. Se vedete una bimba dagli occhioni azzurri che si arrampica dappertutto… beh, dietro a lei ci sono sicuramente IO!

Il massacro dei tibetani è sulle prime pagine dei più importanti giornali del mondo libero. Da noi è un po' meno presente. Questione di priorità. In Italia l'informazione è serva, ma in modo comico, surreale, cialtronesco. Gli articoli sono palle colorate lanciate in aria dai clown dell'informazione assunti come direttori di giornali.
Il Corriere della Sera di ieri. Prima pagina. Foto centrale con "Vieira fa gol per Mancini" , 12 cm x 14,5, e sulla destra un titolo "Marina fa l'elogio di Luxuria, 2 cm x 11,5. In alto a destra un richiamo al Dalai Lama, 5 cm x 5,5 titolo e inizio articolo compresi e subito sotto un lancio dell'intervista a Andrè Glucksmann "Boicottare i Giochi non serve a nulla", 6,5 cm x 5,5: un centimetro più del Dalai Lama.
Il lettore che ripone la sua fiducia in Paolo Mieli e nel "salotto buono" del Corriere si inoltra a questo punto nella lettura delle pagine interne. Cerca, come è naturale, la notizia del giorno. Tibet, Lhasa, Dalai Lama, Cina, Giochi Olimpici. Pagina 2 e 3 sono dedicate alle amministrative in Francia. Certo, sono importanti, ma il Tibet? Sfogliamo. A pagina 5, dopo la pubblicità, c'è una foto di Testa d'Asfalto, 13 cm x 13,5, sotto il titolo "Protesta sulle pensioni, Berlusconi frena", 28,5 cm x 1,5. Andiamo avanti. Pagina 6 è dedicata a "La cura Air France all'esame del governo", titolo da 29,5 cm x 1 e due foto 2 cm x 2 della coppia Formigoni - D'Alema con le loro dichiarazioni in box virgolettati da 7 cm x 2.
Dopo le fondamentali opinioni dei nostri statisti Lhasa può sempre attendere. Doppia pagina 8/9 sul servizio "Emergenza imballaggi", titolo monstre 24,5 cm x 2,5 e una foto con gli ortaggi di stagione 37 cm x 24. Pagina 10 e 11 a questo punto non ci deludono. Della repressione cinese ancora non c'è una riga, ma le interviste riportate sono fondamentali. Titoli: "Veltroni sfida il Cavaliere. Siete voi che copiate" 17 cm x 3, "Capotondi: non corro, vorrei Silvio e Walter insieme" 26 cm x 1, "Mussi, il trapianto e la politica. Mi ha salvato mia moglie", 17 cm x 3. E' presente in una colonna personale di 33 cm x 4 anche l'immancabile monito dal Colle "Napolitano: politica urlata un danno alle istituzioni".
Sfinito, anche il più accanito lettore di Romano e Severgnini non si aspetta più nulla sul Dalai Lama e, infatti, lo accolgono a pagina 12 la pubblicità e a pagina 13 a famiglia Berlusconi, mezza pagina a testa per il papà Silvio e la figlia Marina. In alto: "Berlusconi: urne, c'è il rischio di brogli", 25 cm x 1,5 e, sopra il titolo, "Per vigilare sulle elezioni ci sarà l'esercito dei difensori della libertà. E ricorda la prima fidanzata" 23 cm x 0,5. Sotto: "Marina a sorpresa: mi piace Luxuria è preparata e spiritosa" 9,5 cm x 4. Le foto del papà con folla adorante, 26, 5 cm x 7,5, e della figlia, 15 cm x 9,5, completano la pagina. Ma non bisogna mai disperare. Infatti, a pagina 14 c'è il Tibet con il titolo su due righe "In Tibet genocidio culturale. Ma no al boicottaggio dei Giochi" 21, 5 cm x 3 e a pagina 15, a fronte l'intervista a Glucksmann "Disertare Pechino? Così non serve" 20,5 cm x 1,5. Il messaggio di pagina 14 e 15 è quello di non disertare i Giochi. La libertà del Tibet può attendere.
Per curiosità ho confrontato il Corriere con il Financial Times di ieri.
Foto centrale della prima pagina con la protesta dei monaci 21,5 cm x 11,5, titolo "Chinese seal off Tibetan capital" 3,5 cm x 3, 5. Subito a pagina 2 un articolo su Lhasa, titolo "Tibetans' grievances with Beijing spill over violence" 11 cm x 3,5, foto di un tibetano in esilio 17 cm x 7,5. Leggete con il righello.
Vieira batte Dalai Lama 1-0. Libera informazione in libero Stato. V2 day 25 aprile.

Oggi è l'anniversario della morte di Tiziano Terzani, avvenuta esattamente 2 anni fa.
Si è deciso di ricordarlo leggendo i suoi libri, ad alta voce, in piazza, in spiaggia, lungo fiumi, in città come in montagna, ovunque si voglia, ovunque ci sia gente, che magari poi si fermerà ad ascoltare incuriosita le parole di questo giornalista così semplice e così fuori dal comune che tanto ha ancora da insegnarci.
Per sapere dove ci si trova nelle varie città che hanno già aderito all'iniziativa andate sul forum del sito dedicato a Terzani.
Questa sera verrà inoltre trasmesso il documentario “Tutti i colori di una vita: Tiziano Terzani si racconta” nato dalle quaranta ore di registrazione dell'intero dialogo tra Tiziano e Folco e dalle riprese video dello stesso Folco.
ORE 18,05 su Rainews24
ORE 23,50 su Raitre
leggete, per favore, il post di oggi
mi sono venuti i brividi leggendo l'angoscia di questa ragazza di 30 anni.
non voglio abituarmi, non anche a questa guerra. già ci siamo abituati al quotidiano conflitto in Iraq, l'Afganistan viene nominato raramente, per non parlare dei migliaia di conflitti in giro per il mondo senza voce.
io sono cresciuta sentendo parlare al telegiornale della guerra in Libano. ne sentivo parlare tutti i santi giorni. ormai era normale che Beirut venisse bombardata, che il Libano fosse martoriato, come se fosse sempre stato così e sempre sarebbe stato, nei secoli dei secoli amen.
invece il Libano era la terra dove scorreva il latte e miele nei fiumi (vedi la Bibbia), ricca e lussureggiante, la culla della civiltà Fenicia. Prima che scoppiasse il conflitto civile nel 1975 il Libano era centro finanziario e commerciale del Medio Oriente, tanto da meritarsi l'appellativo di "Svizzera del M.O.".
Ora, tutto è ricominciato. Ora che la vita era tornata lentamente alla normalità, ora che stava rialzando la testa.
Gli israeliani dicono sia colpa degli Hezbollah.
Ma dove sta effettivamente la colpa? e qual'è la verità obiettiva e oggettiva?
La conferenza che si è svolta ieri a Roma è naufragata. e ora?
Gli Stati Uniti si dicono pronti ad intervenire in qualsiasi momento, ma bene, così la loro economia continuerà a galoppare, ma bene, carissimi USA! andate avanti così!

ecco. non sono neppure riuscita a leggere l'articolo originale di Der Spiegel. l'hanno tolto. uff!
so cosa c'era scritto solo per traduzioni riportate un po' qua e un po' là. ma madonna mia. quante polemiche! sul blog di Grillo si contano finora 2066 commenti.
insomma, questo giornalista, autorizzato dalla testata a scrivere articoli anche politically incorrect, avrà anche esagerato nella scelta lessicale ma io non mi sento di negare in toto le accuse mosse agli italiani (maschi)
ci qualifica come forme di vita parassitarie, mammoni maligni che sfruttano le donne, tipi da spiaggia, millantatori, viscidi, che non possono vivere senza un animale ospite dal quale succhiano più che possono, il cui obiettivo primario nella vita è l'ostentazione continua di affaticamento e, se calciatori, preferiscono giocare la palla a terra in modo da colpire meglio le ossa degli altri.
( da beppegrillo.it)
vabbè, saranno anche luoghi comuni, ma perchè scandalizzarsi tanto?
Di italiani (attenzione: maschi) così, purtroppo, ce ne sono a bizzeffe. ed è inutile fare tante polemiche, basta guardarsi un po' in giro, basta conoscere un po' di gente, frequentare i locali giusti, basta aprire gli occhi! Chi può dire che non corrisponde al vero? Vogliamo parlare dei vari Tronchetti Provera, Tanzi e Ricucci?
Poi i maschi che si sentono di non corrispondere a tale descrizione penso abbiano l'intelligenza di non sentirsi offesi ma anzi di riconoscere essi stessi che purtroppo l'Italia è anche rappresentata da questi mammoni...