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"Bisogna avere ancora un caos dentro di sè per partorire una stella danzante." Così parlò Zarathustra, Prologo 5

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giovedì, 16 luglio 2009

questione d'educazione

È da un po’ di giorni che Sofia ha la febbre alla sera e quindi ieri siamo andate dalla pediatra.

  

Nella sala c’era anche un bambino di 5/6 anni accompagnato dalla mamma. Ad un certo punto la mamma esce per fare una telefonata.

 

Durante la nostra lunga attesa Sofia ha voluto dei cracker. Abituata ad offrire agli amichetti dei giardini le è venuto naturale portare un cracker al bambino in attesa.

 

Lui lo ha preso e mangiato senza dire niente. Stessa cosa dopo 2 min quando Sofia gliene ha dato un altro.

 

Forse è troppo timido per dire grazie, penso.

 

Rientra la mamma e Sofia porta un altro cracker al bambino. Stessa scena. Lo prende e lo mangia.

 

A questo punto mi aspettavo almeno che la mamma dicesse al bambino di ringraziare.

 

IL SILENZIO. IL NULLA.

 

Entriamo dalla pediatra. Al momento di uscire ho aperto la porta e questo bambino mi ha letteralmente investito per entrare lui in ambulatorio.

 

La madre non ha detto niente.

 

Con madri del genere non mi stupisce che crescano bambini maleducati, a cui tutto sembra dovuto e a cui tutto è concesso.

 

Bambini che non hanno un minimo rispetto per gli adulti ma neppure per i bambini più piccoli e indifesi.

 

Ritengo il grazie, il prego e il per piacere siano le basi di una società rispettosa e ripeterò a mia figlia fino allo sfinimento queste semplici regole. Quando a tavola noi le chiediamo se desidera qualcosa lei risponde “si, grazie o no, grazie”. A noi, i genitori.

 

Sicuramente non vieterò a Sofia d’offrire dei cracker o altro, trovo apprezzabile il fatto che sia generosa, ma la prossima volta pretendo almeno un grazie, anche facendo sentire una merda la madre.

 


venerdì, 24 aprile 2009

HARD TIMES

E’ proprio vero.

 

Quando il bambino è piccolo si deve provvedere ai suoi bisogni primari: dargli da mangiare, tenerlo pulito, fargli fare la nanna. (coccolarlo fa bene al bambino ma non è un bisogno primario).

 

Quando cresce ti senti la responsabilità di dargli un’educazione, che lo faccia crescere oltre che forte e sano, possibilmente felice, sicuro di sé, onesto, educato, curioso, intelligente (l'intelligenza è un dono che però può essere sviluppato) e chi più ne ha più ne metta a seconda dei nostri principi.

Ma a volte la nostra idea di educazione si scontra con quella delle altre persone a cui il bambino viene poi affidato. Perché, se in questo caso sono i nonni, è risaputo universalmente che i nonni lasciano fare ai nipoti tutto quello che i genitori tendenzialmente negano.

 

E qui cominciano i conflitti.

 

Già, perché se tutto il giorno il bambino dai nonni è stato un angelo, a casa tira fuori il peggio del peggio di sé. Se poi siamo in fase terrible twos moltiplichiamo tutto al quadrato.

 

Ne avevo letto e ne avevo sentito parlare, il fatto è idillicamente pensavo che questo non mi sarebbe mai capitato e invece …

 

Quando sei a casa, di sera, stanche dalla giornata (stanca lei ma anche stanca tu) e per ogni qualsiasi cavolata si genera uno scontro degno di Waterloo… beh parliamone.

E poi, se già il tempo è di quello che staresti sotto le coperte, se il periodo in sé non è dei migliori, se questa piccola duenne tiranneggia spavalda di qua e di là e ad ogni accenno di NO scatena le sue ire con pugni e calci (si vabbè direte voi, che calci e che pugni può tirare una nana?!? si, vabbè, dico io, provate e stenderla sul fasciatoio e provate a beccarvi i calci in pancia e poi ritornate da me) e poi si mette a piangere sconsolata chiamando in suo soccorso il noonnoooooo, beh tutto ciò può essere alquanto destabilizzante per una mamma alle prime armi, la quale se è già predisposta di suo alle seghe mentali mette in discussione tutto il suo essere mamma.

 

Esiste un manuale di sopravvivenza a questi periodi? THANKS!  


mercoledì, 22 aprile 2009

EARTH DAY 2009

Cara Terra,

come stai?

ti starai dicendo che noi umani ci ricordiamo di te una volta l'anno e per 364 giorni ti bistrattiamo. Hai ragione, e in quanto essere umano me  ne vergogno.

Però devo dire che c'è un numero sempre più alto di persone che sta cominciando a vivere in modo più consapevole e che ci tiene a te trasmettendo ai propri figli l'amore e il rispetto per il nostro pianeta e questo forse dà una speranza che le generazioni future si comportino in modo diverso da come noi abbiamo fatto fin'ora.

Il fatto è che non è facile abbandonare abitudini radicate come possedere auto che consumano un botto, usare detersivi ad alto contenuto chimico ma che più bianco non ce n'è o il bello di buttare tutto assieme allegramente nel stesso bidone della spazzatura. per non parlare di cose più grandi di me come voler far passare il nucleare come l'unica strada percorribile in alternativa al petrolio o i pochi controlli che si fanno alle industrie che versano milioni di sostanze chimiche nei mari e nei fiumi. mi fermo qui.

Cara Terra, l'unica cosa che ti chiedo è di tener duro. spero arrivi presto il momento in cui il tuo benessere diventi l'obiettivo di tutti e non di una minoranza.

Con tanto affetto

Smile

 


postato da: smile1510 alle ore 14:25 | link | commenti (4)
categorie: politica, ambiente, vita, considerazioni, ecologia, dal mondo, educazione
giovedì, 11 dicembre 2008

in english, please!

Ma tu, Smile, parli in inglese a tua figlia?

 

NO, perché?

 

E in tedesco?

 

No, neppure in tedesco. Perché?

 

Visto che sei laureata in lingue pensavo parlassi in lingua a tua figlia così da crescerla bi- o trilingue.

 

Si, ma io sono di madrelingua italiana e la mamma di solito parla al figlio nella propria lingua. e poi, a dirla tutta, mi suonerebbe strano parlare in tedesco a Sofia – Hallo Sofia, wie geht es Dir, mein kleines Maeuschen?

 

Questa conversazione si è svolta circa un mese fa.

 

Dopo due giorni un’altra persona mi fa le stesse domande a cui io rispondo nel medesimo modo. Ma questa persona mi risponde alla fine:

Io si parlo in inglese a mia figlia (5 mesi) perché l’inglese è importantissimo al giorno d’oggi e non voglio che mia figlia cresca ignorante (perché IO SI?!?)  e la manderò alla scuola inglese alle elementari (scuola che si trova a 25 km da casa sua!!)

 

Mi veniva da chiedere se per caso l’aveva già iscritta  all’Università e se aveva già trovato il partito giusto a cui darla in sposa.

 

Qualche giorno dopo vengo a sapere per caso che una mia amica applica il metodo Happy Child (?!?!) con la figlia (18 mesi) e le parla in inglese, ripetendo latte / milk, scarpe / shoes, mamma / mom, tavolo / table ecc. e la figlia capisce.

 

Ora, da un lato lo so benissimo anch’io (l’ho studiato per l’esame di GLOTTOLOGIA con la Prof.ssa Vanelli, un mito) che un bambino fino ai 5 anni ha un cervello che è una spugna e può imparare una lingua straniera in brevissimo tempo come se fosse la sua seconda mother tongue, dall’altro guardo Sofia e mi chiedo che cosa vogliamo mai da questi bimbi…

 

Capisco situazioni in cui il bambino si trova all’estero ed è circondato da persone che parlano in un’altra lingua, in cui è costantemente stimolato da più fonti a capire e parlare una lingua straniera.

 

Ma se siamo in Italia e io sono Italiana?

 

E poi Sofia ha detto ieri ATTE (latte) per la prima volta. Devo romperle le palle perché mi dica MILK?

 

Mi sembra che ci sia un’ansia di prestazione da parte dei genitori che non tiene presente il bene e il benessere psicologico dei figli.

 

Certo si può fare tutto come un gioco, tutto da piccoli si fa come un gioco ma poi crescono e si pretende da loro allora non deve stupire se a 12/13 anni si ribellano a tutto quello che è loro imposto dai genitori.

 

Forse sbaglio. Non so, sono molto perplessa.

Da un lato mi sento una madre snaturata perché non parlo in inglese o tedesco a mia figlia, dall’altro voglio che mia figlia cresca seguendo le sue inclinazioni.

 

Voi che dite?

 

Sono molto curiosa di sapere come la pensate!


lunedì, 10 novembre 2008

nanna

Da una settimana a questa parte il momento della nanna è diventato una lotta.

 

Sofia si è sempre addormentata nel suo lettino, da quando ha smesso di addormentarsi alla tetta ho cercato di instaurare un rituale che la facesse addormentare, se non DA SOLA, almeno nel suo letto.

 

All’inizio, aveva circa 6/7 mesi, non c’era niente da fare, piangeva disperata. Allora ho cominciato ad addormentarla seduta vicino al suo lettino accarezzandola e cantando la ninna nanna (non la classica ninna nanna ninna oh, ma la canzone di Elisa e Ligabue Gli ostacoli del cuore, che lei adora, la mia performance, poi, è uguale, eh!). Da qui a metterla nel lettino il passo è stato breve e indolore.

 

Che poi durante la notte, per un motivo o per l’altro, finisse nel lettone di mamma e papà, questa è un’altra storia. La fase dell’addormentarsi è sempre stata tranquilla e senza grandi problemi. 

 

Da una settimana quando dico nanna, Sofia si dirige verso la camera matrimoniale. Felice si arrampica sul lettone e si mette nel mezzo.

 

Ora, se le dico con tono deciso NO, questo non è il tuo letto, apriti cielo. Scendono fulmini e saette.

  

Se le parlo con calma e cerco di convincerla che il suo lettino piange se lei non va lì a dormire non ottengo nessun risultato. Si rifiuta categoricamente d’addormentarsi nel suo lettino.

 

Quindi è una lotta.

Se la metto dentro al lettino e lei tende le braccia per essere presa in braccio e uscire. Se le parlo con calma e lei si divincola. La cullo tra le braccia, chiude gli occhi, sembra stia dormendo ma non appena l’appoggio sul letto ricomincia a piangere e cerca di farmi compassione con i suoi occhioni azzurri.

Sembra proprio che abbia paura d’addormentarsi, ma che sia una fase di cui io non sono a conoscenza?

Insomma, HABEMUS GRANDISSIMO PROBLEMA. Argh!


venerdì, 31 ottobre 2008

OUTING

posso dire una cosa?

io di questa fase del NO! - conosciuta anche come i terrible twos - mi sono già stufata.

posso riavere la mia bimba bella e dolce e simpatica e ubbidiente?

lo so che questa affermazione non fa molto mammabravaebuonaepazienteecomprensiva, ma trovarsi con una bimba vivace e attiva che vuole fare solo quello che vuole lei altrimenti sono pianti e urla e botte quando si ha la testa che scoppia, il naso che cola e gli occhi lattiginosi, metterebbe a dura prova anche un santo.

Dopo averle urlato di STARE BUONA mi sono sentita una cacchina verde. Mi sono vergognata e le ho chiesto scusa, infinitamente scusa.

Non sono la mamma perfetta, non lo sarò mai e non voglio esserla, che noia che barba, ma essendo cresciuta in un famiglia che "urla", io non voglio fare lo stesso con mia figlia (ALMENO CI PROVO).

Insomma visto che questi terribile twos sono davanti ai miei occhi ed essendo un terreno piuttosto sconosciuto devo imparare ad affrontarli. Così vagando per la rete ieri sera mi sono imbattuta sul sito del DR.Greene che in questo post e in questo dà dei consigli utili su come sopravvivere a questa "prima adolescenza" (come chiama lui questa fase).

Dr. Greene afferma che questo è un perodo in cui i bimbi vogliono fare le LORO scelte e noi genitori dobbiamo accompagnarli in questo percorso. Il bimbo in questa fase si sente frustrato se si trova solo a subire dei comandi che non hanno delle opzioni, quindi, dice Greene, la soluzione migliori è dare, se possibile, delle alternative (vuoi la mela o la banana?). A volte potrà capitare di preparare proprio il piatto chiesto dal figlio e che questi lo rifiuti. Normale, secondo Greene, il bambino in questa fase non va d'accordo neppure con se stesso.

mi sa che mi devo armare di tanta, tantissima pazienza, ma, sarà che sto da cani e vorrei solo un letto in questo momento, mi sembra che la mia pazienza sia già quasi esaurita...